San Pantaleo

/ Sardegna

Giovanni Ozzola

San Pantaleo è un piccolo borgo a diciotto chilometri da Olbia, adagiato tra le spettacolari rocce granitiche che sovrastano la Costa Smeralda.

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Circondato da campagne ricche di boschi e sorgenti (le fonti di Beddoro), San Pantaleo è situato su un poggio rialzato e domina, su un versante, la strada per “Monti di Mola” (Porto Cervo) e dall’altro le spiagge smeraldine di Portisco, Rena Bianca, Razza di Juncu. Il villaggio nasce alla fine del XIX secolo e si raccoglie intorno alla graziosa chiesa di granito costruita nel 1903 nel tipico stile gallurese, adorna di arredi di artigianato locale in ferro battuto. A partire dagli anni Settanta un gruppo di artisti e pittori ha popolato il villaggio, attratto dalla sua atmosfera fuori dal tempo e assolutamente informale, lontana dalla mondanità della costa. Pittori, decoratori e scultori arrivati da tutta Europa hanno dato vita ad una sorta di “bohème” e ad una produzione molto ricercata di opere in legno, ferro battuto, terracotta e ceramica. I pezzi unici di questi artigiani locali, oltre ad arredare le ville dei dintorni, sono motivo di attrazione per i numerosi turisti che affollano il “Mercatino degli Artisti” che si tiene ogni giovedì mattina da maggio ad ottobre. San Pantaleo accoglie i visitatori con la calda ospitalità dei suoi abitanti e l’atmosfera del tranquillo paese di campagna: nelle sue basse casette abilmente restaurate si aprono piccole botteghe artigianali e atelier artistici. Gli appassionati di escursioni troveranno meravigliosi percorsi di arrampicata sospesi tra la montagna e il mare, dai quali ammirare la natura della Costa Smeralda in tutta la sua magnificenza. Le serate estive in piazzetta sono sovente allietate da spettacoli musicali e di danza: il piacere dell’arte pervade questo piccolo gioiello della Sardegna ed i suoi fortunati abitanti. 

Giovanni Ozzola

(Firenze, 1982)  

I principali interessi tematici dell’artista risiedono nel concettualizzare e nel rappresentare l’infinito e l’esplorazione, sia geografica che introspettiva.
L’artista si confronta con una pluridisciplinarità estetica che lo porta a esprimersi con la fotografia, la videoarte, l’installazione, ma anche attraverso tecniche tradizionali come l’incisione e lo “strappo d’affresco”.
Attraverso queste contaminazioni ibride nasce la sua opera, fatta di immagini e di luce. Una luce in cui il tempo scorre e gli istanti si moltiplicano e si concretizzano, unici e misteriosi. Le sue immagini, purificate da uno sviluppo narrativo, conducono lo spettatore in un luogo di rifugio e allo stesso tempo lasciano intravedere l’infinito, un orizzonte visivo dove perdersi e lasciarsi andare al turbamento.

Giovanni Ozzola. Courtesy l’artista e GALLERIA CONTINUA. Foto di Ela Bialkowska.

Nato nel 1982 a Firenze, Giovanni Ozzola vive e lavora alle Canarie. Una selezione delle sue mostre personali più recenti include “Octillion” (Galleria Continua, San Gimignano, 2019); “If I Had to Explain, You Wouldn’t Understand” (Fosun Foundation Shanghai, 2019); “Algo Tuyo y Mío” (Centro Foundacion UNICAJA, Malaga 2018 e Almeria 2019); “Rutas de Sangre” (Claustros del convento de San Francisco de Asis, Basilica Menor, La Habana, 2018); “Fallen Blossoms - Whispering” (Galleria Continua, 798, Beijing, 2017); “Relitti e camere con stelle”, curato da Davide Ferri (Untitled Association-Lynchen, Berlino, 2017); “Adrift” (District 6 Museum, Cape Town, 2016).
Tra le mostre collettive più recenti, “Kronos e Kairos” (Foro Romano e Palatino, Parco Archeologico del Colosseo, Roma, 2019); “Recto Verso” (Foundation Louis Vuitton, Parigi, 2018); “Insights” (Shanghai Exhibition Centre, Shanghai, 2018); “LANDSEASKY: Revisiting Spatiality in Video Art”, 
curato da Kim Machan (mostra itinerante: MAAP, Seoul, 2014).

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Giovanni Ozzola, Scars towards ourselves, 2013. Incisione su lastre di ottone, 98 elementi, 343 × 686 cm (49 × 49 cm ciascuno). Courtesy l’artista e GALLERIA CONTINUA. Foto di Eric Gregory Powell.
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Giovanni Ozzola, Omnia munda mundis, 2008. Installazione permanente per il Castello di Ama, Gaiole in Chianti. Stampa Lambda montata su Dibond, 266 × 150 cm ciascuno. Courtesy l’artista e GALLERIA CONTINUA.
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Giovanni Ozzola, Tenerife Otono color, 2018. Stampa giclée su carta cotone, Dibond, incorniciata, 150 × 216 cm. Courtesy l’artista e GALLERIA CONTINUA.
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Giovanni Ozzola, Sin tiempo / Timeless, 2017. Video, 7’ 54’’. Courtesy l’artista e GALLERIA CONTINUA.
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Giovanni Ozzola, A little piece of my heart, 2015. Stampa a getto d’inchiostro su Dibond, cornice nera, 150 × 216 cm. Courtesy l’artista e GALLERIA CONTINUA.

L’installazione di Giovanni Ozzola per Una boccata d'arte

San Pantaleo si trova nel nord-est della Sardegna, incastrato fra maestose rocce di granito, e per questo può dare l’impressione di essere un paesino di montagna. In realtà, oltre i picchi rocciosi che circondano e riparano le poche case del borgo, si stende il mare della Costa Smeralda, appena percepibile nella mitezza dell’aria. Giovanni Ozzola sceglie di portare il mare nel paesino, e di trasformare un muro grigio ricoperto di graffiti in una fonte d’acqua e di luce. L’immagine ricopre interamente la facciata laterale della casetta parrocchiale, come fosse sempre stata lì. Con un gesto semplice, Ozzola ricuce la geografia del luogo, lo ri-centra su se stesso e pone gli spettatori in relazione con una verità incontestabile e semplice.
L’immagine, dialogando con la realtà della piazza (lo spazio vuoto, le case di pietra e gli elementi naturali intorno), ne fa emergere il genius loci, già votato all’incontro e alla condivisione. L’artista riconosce a questo specifico luogo una capacità attrattiva universale, che trascende le epoche e le persone che lo percorrono. Come in passato la piazzetta era luogo di ritrovo per i pastori provenienti dalle campagne, così oggi vi affluiscono i turisti dalla costa.
La prima radice. Preludio a una dichiarazione dei doveri verso l’essere umano è il titolo italiano di un saggio di Simone Weil in cui la filosofa indica l’enracinement, il radicamento, come il presupposto per il riconoscimento e il soddisfacimento dei bisogni dell’essere umano. Al contrario, lo sradicamento dal proprio contesto e dalla propria storia viene posto all’origine dell’interruzione del rapporto con il tempo e con lo spazio: genera uno scollamento rispetto al proprio posto nel mondo e al proprio paesaggio, determinando mancanza di senso, frammentazione, estraneità. Nell’approccio scelto da Ozzola, solo ritrovando l’origine, il centro, La prima radice, è possibile riconnettersi con la propria umanità.

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Giovanni Ozzola, La prima radice, 2020, multistrato okumè, microcemento, stampa glicée, inchiostri shine, 560 × 410 cm. Casa parrocchiale, Piazza della chiesa, 07026, San Pantaleo (SS). Courtesy l'artista, Fondazione Elpis e GALLERIA CONTINUA. Foto: Sara Deidda
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Giovanni Ozzola, La prima radice, 2020, multistrato okumè, microcemento, stampa glicée, inchiostri shine, 560 × 410 cm. Casa parrocchiale, Piazza della chiesa, 07026, San Pantaleo (SS). Courtesy l'artista, Fondazione Elpis e GALLERIA CONTINUA. Foto: Sara Deidda
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Giovanni Ozzola, La prima radice, 2020, multistrato okumè, microcemento, stampa glicée, inchiostri shine, 560 × 410 cm. Casa parrocchiale, Piazza della chiesa, 07026, San Pantaleo (SS). Courtesy l'artista, Fondazione Elpis e GALLERIA CONTINUA. Foto: Sara Deidda
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Giovanni Ozzola, La prima radice, 2020, multistrato okumè, microcemento, stampa glicée, inchiostri shine, 560 × 410 cm. Casa parrocchiale, Piazza della chiesa, 07026, San Pantaleo (SS). Courtesy l'artista, Fondazione Elpis e GALLERIA CONTINUA. Foto: Sara Deidda

Giovanni Ozzola

La prima radice

2020, multistrato okumè, microcemento, stampa glicée, inchiostri shine, 560 × 410 cm.

A cura di Emiliana Sabiu

/ Inaugurazione
  • 13 settembre 2020
  • h. 19

Per partecipare all’inaugurazione non è necessaria la prenotazione. 

/ Luogo
  • Casa parrocchiale, Piazza della chiesa, 07026, San Pantaleo (SS)
  • Mappa

L’installazione di San Pantaleo è visibile a qualsiasi ora, dal lunedì alla domenica.