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Matteo Fato

Pescara (1979)

Matteo Fato alla Pescheria, Pesaro. Ph. © Michele Alberto Sereni.

Partendo dalla critica al concetto di unicità, Matteo Fato esegue indagini sul rimando continuo, sul mistero della concomitanza, confrontando ordini di realtà attraverso la mediazione della pittura. La sua ricerca mira a rintracciate il nodo speculare che lega la cosa alla sua immagine – cioè all’opera – e a superare l’eterogeneità delle cose naturali e verosimili attraverso incastri innaturali e attributi inverosimili. La pittura precede la Natura, è la Natura a imitare l’arte: il rapporto tra apparenza e realtà è rovesciato.

“La bellezza del mondo, del suo paesaggio, brucia gli occhi; bisogna arrendersi, sventolare una bandiera bianca sporca delle ceneri che cadono dagli occhi, farla pulire dal vento, per poterli curare; prima di dipingere (ancora)”.

la mostra

“Fiamma d’amore viva (Il cielo e la terra non appartengono alla parola)”

a cura di Adele Cappelli

L’opera di Fato s’insinua dove cielo e terra non appartengono alla parola e affida a un’antica fiamma, alimentata dallo sguardo dell’arte e dai versi di Giovanni della Croce, l’azione di accendere il borgo. Nell’antica frazione medievale, il termine “fuochi” identificava i nuclei familiari residenti, così Fato, con “Fiamma d’Amore Viva”, torna a contrassegnare uno spazio intimo, di momenti vivi alla percezione. Al tempo stesso, Fato si riallaccia alla metaforica funzione comunicativa della fiamma, dalle torri di avvistamento. Così, in Fortezza, alcune opere anche al centro di azioni documentate e proiettate all’interno di una delle torri, aggiungono alla loro identità i segni del transito della storia recente e del presente. Nel torrione ovest, una scultura, mantenendo viva la sua memoria, incontra l’azione della fiamma mentre, alla sommità della torre sud, una seduta in legno con inciso a fuoco uno scritto di Gianni Garrera letto in occasione dell’inaugurazione, marca un altro punto di osservazione del paesaggio come anche l’opera-vessillo, issata sul mastio e già segnata dai residui della pittura che, qui nell’esposizione agli eventi, si rigenerano. Nelle stradine nel borgo, tre dipinti ispirati a un’edicola votiva con una madonna in argento incastonata nel muro, restituiscono al visitatore lo sguardo-respiro dell’indissolubile trama di terra e cielo.

il borgo

Acquaviva Picena, Marche

42°56’39.6″N 13°48’47.4″E

Il borgo di Acquaviva Picena. Courtesy: il comune di Acquaviva Picena.

Il borgo medievale di Acquaviva Picena è cinto da mura e bastioni e culmina nella poderosa fortezza, capolavoro dell’architettura militare rinascimentale. La piazza è il baricentro del centro storico, disposto in forma allungata fra due colli opposti. Sono diversi i monumenti di interesse storico e culturale: la fortezza, costituita da un quadrilatero irregolare con bastioni angolari che chiude una corte; il vicolo del Trabucco, dove anticamente erano depositate macchine belliche simili a catapulte; la chiesa e convento di San Francesco, fondati secondo la tradizione dello stesso Santo di Assisi; il Museo della Pajarola, dove sono conservati cesti intrecciati di paglia e salice di produzione artigianale. Di particolare rilievo è il percorso museale La Fortezza nel Tempo, fruibile presso il Museo Archeologico all’interno della torre maggiore (Mastio) della fortezza medioevale: una suggestiva presentazione multimediale consente di osservare i reperti esposti al momento del loro rinvenimento, visitare virtualmente gli scavi che hanno consentito di svelare e ricostruire le più antiche fasi edilizie e le ricostruzioni dell’edificio – un interessante viaggio attraverso le principali fasi storiche del monumento e del territorio.

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