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Ornaghi & Prestinari

Valentina Ornaghi (Milano 1986) e Claudio Prestinari (Milano 1984)

Valentina Orgnahi e Claudio Prestinari a Sant’Agata de’ Goti. Ph. Danilo Donzelli.

“La scelta di lavorare in coppia nasce (dal 2009) dal voler sviluppare ogni progetto attraverso un continuo dialogo di condivisione. Nelle nostre opere elaboriamo e integriamo riferimenti di design, architettura e storia dell’arte. Ci concentriamo su vari aspetti della “cultura materiale”, intesa come relazione tra uomo e oggetti, e su come questa relazione è legata alla storia dei materiali, ai loro potenziali usi, pianificazione, tecniche di produzione e consumo. Attraverso la nostra poetica cerchiamo di dare agli atti familiari un nuovo valore. Facciamo uno sforzo per pensare alle cose come unite, in modo da non privarle della loro complessità: far convivere le cose piuttosto che separarle. Cerchiamo di creare coesistenza ed equilibrio, sposare mondi apparentemente distanti, preservare la polisemia. Con la pratica, attraverso la conoscenza quotidiana dei materiali, ci sfidiamo ad acquisire nuove abilità. La forma finale è sempre il risultato di un processo di raffinazione, di lavorare su una cosa specifica fino a quando non inizia a parlare.”

“L’opera Eclisse a Sant’Agata de’ Goti rappresenta l’impossibilità di andare al di là del proprio naso e quindi di vedere realmente la persona che sta di fronte”

la mostra

“Eclisse”

a cura di Serena Guarino

Il titolo è ispirato al film “L’eclisse” di Michelangelo Antonioni, la cui colonna sonora è stata realizzata da Giovanni Fusco, compositore nativo di Sant’Agata de’ Goti.
Una scultura in marmo sembra abbandonata nel chiostro dell’ex Cinema Storico del borgo. Lo spazio decadente evoca il senso di desolazione e solitudine presente nel film.
L’incomunicabilità tra i personaggi è rappresentata nei due busti di marmo posti specularmente, l’uno di fronte l’altro. Il riferimento alla tradizione del monumento commemorativo ironizza sulla vanità – dietro alla celebrazione di grandezza potrebbe nascondersi il vuoto. Un vuoto nascosto, come quello delle grotte di tufo sotto le case del borgo antico di Sant’Agata, o come quello interiore dei protagonisti del film, che si riflette nei paesaggi urbani deserti.

il borgo

Sant’Agata de’ Goti, Campania

41°05’16.3″N 14°30’14.3″E

Il borgo di Sant’Agata de’ Goti. Courtesy: il comune di Sant’Agata de’ Goti.

Sant’Agata de’Goti gode di una posizione suggestiva su di una terrazza tufacea tra due affluenti del fiume Isclero. Secondo gli studi storici più accreditati, sorgerebbe sul sito dell’antica Saticula, città sannitica ai confini della Campania. Il nome attuale risale al VI secolo d.C., quando i Goti, sconfitti nel 553 d.C. nella battaglia del Vesuvio, ottennero di rimanere nelle loro fortezze come sudditi dell’impero e si insediarono come coloni. ll patrimonio di chiese riccamente affrescate – una decina solamente nel centro storico – fanno di Sant’Agata una perla di arte e cultura: tra queste il Duomo, fondato nel 970, ricostruito nel XII secolo e restaurato fra il 1728 e il 1755; la chiesa di San Menna, raccolta e armoniosa, decorata con mosaici in opus sectile famosi in tutta Europa. Il territorio è attraversato dall’acquedotto Carolino, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, che preleva l’acqua alle falde del monte Taburno dalle sorgenti del Fizzo e la trasporta lungo un tracciato che si snoda, per lo più interrato, per una lunghezza di circa 38 chilometri fino a giungere alla Reggia di Caserta.

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